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La città di Casteggio appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Pavia

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Storia

Preistoria e epoca romana/strong>

Notizie poco numerose ma significative: selci e ossa lavorate, macine, accette, fusaiole e frammenti di vasi probabilmente risalenti al IV secolo a. C. sono i ritrovamenti che fanno suppore la zona di Casteggio come abitata almeno dal VI secolo a. C., dove poi sorse il villaggio dei Galli Anamari che divenne poi la romana Clastidium.


Età romana

Se gli Anamari e i Boi furono barbari disposti a un buon vicinato con i Romani, così non si può dire degli Insubri, che proprio nella battaglia di Clastidium del 222 a. C. vennero sconfitti dalle truppe guidate dal console Marco Claudio Marcello.
Clastidium fu anche attivo e operoso centro commerciale in stretto contato con la vicina Augusta Placentia (Piacenza). Appartiene invece probabilmente a una leggenda il fatto che gli elefanti e i soldati di Annibale si abbeverassero a una fontana che ancor oggi sorge poco fuori il paese, sull'attuale via Emilia verso Piacenza, e che è detta -appunto- "Fontana d'Annibale".
In quell'occasione, storicamente, Clastidium non ostacolò affatto l'avanzata dell'africano che marciava verso Roma e fu anche per questo che, nel 197 d. C., la città venne completamente distrutta dal console Quinto Minucio.
Data la sua posizione strategica, Clastidium risorse presto, affermandosi nuovamente come centro più importante sulla via Postumia fra Derthona (Tortona) e la già citata Placentia.


Il primo medioevo

Periodo storico avaro di notizie: in un documento del 972 si cita l'esistenza della frazione Mairano.
Dalla assenza di un ruolo preciso per Casteggio sia durante la dominazione longobarda di tutto il territorio pavese, sia nella successiva era carolingia, gli storici desumono che il centro oltrepadano non divenne mai feudo né degli uni né degli altri, vivendo in una sorta di tranquillo protettorato sotto le insegne della Diocesi di Piacenza di cui era pieve.


Da pieve a feudo

La pieve di Casteggio comprendeva una dozzina di parrocchie e fino alla metà del Trecento godette di un certo prestigio, quando nel 1360 inizia il dominio dei Visconti e Casteggio si inserisce nel Ducato di Milano, di cui seguirà le sorti fino alla metà del Settecento, prima di passare al Piemonte.
Casteggio venne usato dai Visconti come luogo forte, grazie alla sua posizione rilevata, e fatto definitivamente feudo nel 1441 sotto il comando del bresciano Cesare Martinengo. Ma il potere dei Visconti è alla fine e Casteggio si sottomette agli Sforza nel 1450.
Sotto gli Sforza Casteggio conosce un periodo di povertà e privo di avvenimenti di rilievo storicamente provabili, in cui si succedettero diverse famiglie feudatarie fra cui i Bentivoglio di Bologna e i liguri Del Carretto di Finale che, per estinzione della stirpe, nel Seicento passarono il dominio agli Sforza Visconti marchesi di Caravaggio.


Dal ducato di Milano al dominio spagnolo

La peste del 1630 non lasciò gravi danni a Casteggio, segno della salubrità dei luoghi. La dominazione spagnola sul Ducato di Milano, nota come esempio di raro malgoverno ed esose tasse da pagare ai dominatori, non fece eccezione a Casteggio e fece probabilmente più danni della peste stessa.
Nessuna preoccupazione da parte del governo centrale per lo sviluppo della zona e di tutto l'Oltrepo, anzi vari tentativi -mai fortunatamente riusciti- per limitare la vitalità commerciale di Casteggio, che già allora vantava un mercato fra i più importanti di tutta la Lombardia. Ciò nonostante, le condizioni di vita dei casteggiani non erano buone e tutt'altro che infrequenti i tentativi di ribellione da parte delle classi più umili.


Il settecento e il Piemonte

La prima metà di questo secolo, che vede anche una breve dominazione austriaca, per Casteggio significa la triste prosecuzione di un periodo negativo per la propria storia. Dopo il trattato di Aquisgrana, all'inizio della seconda metà del Settecento, con il passaggio al Piemonte inizia la rinascita del borgo, che comincia ad assumere l'assetto urbanistico e monumentale che ancor oggi lo caratterizza.
Il paese è ancora decisamente povero, ma la ripresa economica e civile, sotto il buongoverno sabaudo, è rapida e forte.


Da Napoleone al regno d'Italia

L'occupazione e la signoria francese su Casteggio, che segue le sorti del Piemonte annesso alla Francia coi suoi domini, dura fino al 1814 e cioè fino alla fine dell'impero napoleonico. La famiglia casteggiana più in auge dell'epoca fu quella dei Casella, che diedero alla città anche un sindaco.
Caduto il regime di Bonaparte, tornano i Savoia a governare con lungimiranza e saggezza e Casteggio è famosa per due concerie e il commercio di frutta e vino. Gli abitanti sono circa 2.500 e le famiglie più in vista quelle dei Vacchelli, De Vecchi, Robolini, Grillo, Montagna e Venco.
Nel decennio fra le due guerre d'indipendenza (1848-1859) la città conosce un periodo ancora più esaltante di sviluppo e benessere.


Il Novecento

Nel 1911 Casteggio supera i 5.000 abitanti, ma già quattro anni prima l'economia locale aveva conosciuto un indirizzo che ancor oggi la caratterizza: l'istituzione della Cantina Sociale nel 1907; nel 1898 era nato anche il Casteggio Football Club e la città, anche urbanisticamente, si apprestava ad assumere l'aspetto attuale con la copertura del Coppa e del Rile e l'adeguamento della viabilità alle crescenti esigenze di un traffico stradale in grande aumento.


La battaglia di Clastidum

La Battaglia di Clastidium (oggi Casteggio, nell'Oltrepò Pavese) ebbe luogo nel 222 a.C., probabilmente il 1° marzo, tra i Romani e Galli Insubri. Antefatto della battaglia fu l'attacco portato dai Romani, comandati dal console Marco Claudio Marcello, agli Insubri, che tre anni prima avevano condotto una pericolosissima offensiva contro gli stessi Romani, fermata a Talamone con una delle battaglie che, per le forze in campo, fu considerata tra le maggiori dell'antichità. I Romani, respinte le proposte di pace degli Insubri, assediavano Acerrae, località tra il Po e le Alpi tradizionalmente identificata con Pizzighettone, tra Cremona e Lodi.
Per alleggerire la situazione di Acerrae cui non riuscivano a venire in aiuto (i Romani avevano occupato tutte le posizioni strategiche attorno alla città), gli Insubri, rafforzati da circa trentamila mercenari della valle del Rodano detti gesati, tentarono una diversione su Clastidium. Essa era allora un'importante località degli Anamari (o Marici), popolazione ligure che, probabilmente per timore dei vicini Insubri bellicosi, già l'anno prima avevano accettato l'alleanza con Roma.
Saputa la notizia i Romani, non abbandonando come sperato dagli Insubri l'assedio di Acerrae, inviarono la cavalleria con parte dei fanti a soccorrere gli alleati.
Non è chiaro se Clastidium fosse allora caduta (come sembra indicare Plutarco), o ancora resistesse, come con più verosimiglianza indica Polibio. Comunque gli Insubri, lasciata Clastidium, avanzarono contro il nemico, ma furono attaccati dalla cavalleria romana con grande impeto. Dopo una certa resistenza, attaccati anche alle spalle e alle ali dai Romani, dovettero ritirarsi disordinatamente, e furono spinti verso un fiume (il Po oppure forse, come vuole il Baratta, un piccolo corso d'acqua locale, la Coppa), dove in gran numero trovarono la morte. Gli altri furono invece uccisi dai Romani. Lo stesso console Marcello, riconosciuto il re nemico Virdumaro dalle ricche vesti, lo attaccò uccidendolo di persona.
La distruzione dell'esercito degli Insubri spianò ai Romani la strada di Milano, capitale nemica, che fu conquistata dopo breve assedio. La battaglia di Clastidium, che fu quindi il preludio della prima unificazione italiana, divenne tra le più celebri della storia romana. La nota epica dello scontro diretto tra i comandanti fece sì che Marcello, che consacrò le spolia opima (ricche vesti) di Virdumaro a Giove Feretrio, divenisse protagonista di una delle più antiche opere della letteratura latina, la fabula praetexta di Nevio, intitolata appunto Clastidium.